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Roberto My

La passione per la musica ti fa fare di tutto e ti rende capace di qualsiasi cosa.
Anche di fare un disco d’esordio solista a più di dieci anni di distanza dall’ultimo disco della tua band.
È quello che succede a Roberto My, che con l’album “Flares”, incomincia un nuovo percorso, sulle tracce di quello che un tempo era definito indie-rock: chitarra, basso, batteria e soprattutto elettricità.

Ciao Roberto e benvenuto. Domanda di rito.
SGW: Chi è Roberto My ?
RM: Sono innanzitutto un appassionato di musica. La musica per me è un vero nutrimento. Ho prima deciso di farne una ragione di vita, frequentando il Dams di Bologna e suonando in diverse rock band, e poi per un sacco di anni l’ho messa da parte. Bene, ho deciso di far riprendere alla musica un ruolo di primo piano. E’ da questa volontà che è nato il mio nuovo lavoro Flares.

SGW: Perchè la decisione di intraprendere un progetto solista ?
RM: Non so se si possa realmente parlare di una scelta. La chiamerei più un prendere atto di uno stato di cose. Dopo alcuni anni dallo scioglimento dei Volcano Heart, la band indie-psych rock da me fondata a metà degli anni Novanta a Bologna e la cui ultima uscita risale al 2005, ho provato a rimettere su una band, qui a Roma, città in cui mi sono trasferito per motivi di lavoro. Tra la fine del 2011 e il 2012 ho provato ad aggregare un gruppo di amici intorno ad un progetto musicale. Avevamo iniziato a vederci con regolarità. Poi, purtroppo, un po’ per motivi di lavoro e un po’ anche per impegni familiari la cosa è naufragata. Io però, dopo anni di digiuno musicale, avevo di nuovo riassaporato il piacere di fare musica e così ho deciso di continuare anche da solo. Per questo la definisco una presa d’atto. Ho comprato un pedale per chitarra che dà la possibilità di registrare dei loop e con l’aiuto di questo mi sono esibito in alcuni club di Roma, suonando sia la chitarra acustica sia quella elettrica. Di lì a farsi venire voglia di tornare in studio per registrare alcune delle nuove canzoni scritte in questi ultimi anni il passo è stato breve.

SGW: Quanto c’è di Volcano Heart nelle tue nuove canzoni ?
RM: Parecchio, credo. Nei Volcano Heart ero io a proporre i brani. Poi con gli altri del gruppo li arrangiavamo in sala prove. Nei dieci anni di vita della band ci sono stati spesso cambi di formazione, essendo composta da studenti universitari. Col passare del tempo ho avuto il piacere di suonare con dei musicisti molto bravi. Penso ad esempio a Massimiliano Giannuzzi (bassista che ha suonato anche con Giorgio Tuma o con Thousands Millions), a Tonino Greco (batterista degli Slim) o a Daniele “Moreno” De Matteis (chitarrista e cantante dei Thousands Millions ed ora attivo con il progetto Soul Island). Ne cito soltanto alcuni, ma sono grato a tutti gli amici con cui ho condiviso un periodo nella band. Mi è sempre piaciuto che ognuno nel gruppo potesse dare il suo apporto, proponendo le proprie idee durante la confezione di un pezzo. Allo stesso tempo credo che, ascoltando i vari brani che ho scritto con i Volcano Heart, si possa riconoscere un mio approccio personale nel modo di scrivere. O almeno lo spero. Penso che quella di Flares è sempre la mia scrittura, forse solo un po’ più matura visto che gli anni sono aumentati, ma con essi anche la musica che è passata attraverso le mie orecchie e che mi ha ispirato.

SGW: Di cosa parlano i testi ?
RM: Di cose personali. Del tempo che passa, di rapporti che passano con esso, di ferite che uno prova a far rimarginare, di passioni e di sogni. Ma forse, più di tutto, del potere salvifico della musica. Io l’ho provato su di me. Fare musica per non appassire.

SGW: Quanti brani hai lasciato fuori da disco ?
RM: Non molti, un paio di brani. Quando nel 2017 ho deciso che volevo tornare in studio a registrare delle nuove canzoni ho chiesto a una bassista mia amica, Micol Del Pozzo, e a Pasquale Montesano (batterista della band romana Mia Wallace) di darmi una mano. Quindi ci siamo subito concentrati sulle canzoni che secondo me erano “mature” per essere registrate. D’altronde di tempo per decidere quali erano quelle giuste ne ho avuto parecchio, visto che tra l’ultimo Ep dei Volcano Heart (Afternoon Pleasures del 2005) e Flares son trascorsi quasi 13 anni.

SGW: Porterai in giro per palchi questo tuo album ?
RM: Assolutamente sì! Con Micol, che nel frattempo è entrata nella band a tempo pieno, abbiamo voglia di suonarlo in giro per l’Italia, da Nord a Sud. Certo è chiaro che non vivendo di musica (tutti noi facciamo un altro lavoro per sbarcare il lunario) dobbiamo incastare i concerti con gli impegni di lavoro. La prossima estate sarà l’occasione per poter fare un tour, spero ricco di tappe.

SGW: E dopo “Flares” che succederà ?
RM: Spero che il disco sia solo la prima tappa di un lungo percorso musicale. Come dicevo innanzitutto vogliamo suonarlo dal vivo il più possibile. Poi quando avremo in cantiere un buon numero di nuove canzoni torneremo in studio. Ma intanto stiamo al presente. Ora c’è Flares che è stato un parto lungo e difficile, ma allo stesso tempo molto bello. E ringrazio Francesco Strino de I Dischi de Minollo che ha creduto in questo progetto invitandomi a far parte della sua family. Di questo sono molto contento.

SGW: Saluti i nostri lettori come preferisci !
RM: Ragazzi venite a sentire come suona Flares!! Non rimarrete delusi. Enjoy the sound!!!