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Luca Burgio E Maison Pigalle: “Versi da bancone”

A Berlino che giorno è? (cantava Garbo…) Per Luca Burgio è sempre un giorno di florida arte e di gran fermento che offre , quotidianamente, la capitale tedesca. Passato da quelle parti per una serie di concerti, il Nostro è rimasto folgorato dal suo pulsare stimolante, al punto di stabilirsi lì, traendo cosi tanto giovamento per generare il nuovo e.p. “Versi da bancone”(che segue l’ album “Vizi, Peccati e Debolezze” del 2016): quattro pezzi dalle tematiche attuali, in cui su quel bancone fluisce un chiacchiericcio precario, frugale, dove tutti i bravi discorsi sono vacui e passeggeri, mentre intorno a noi ruotano perdite importanti: le religioni, i matrimoni, la tolleranza ed andrebbero trattate col tempo che meritano. Ecco che l’immigrazione torna alla ribalta con “In fondo al mare”, col pianoforte dalla personalità multipla in cui Luca si diverte a progettarlo con espressione prima dolce e saltellante e poi sincopato e fluentemente jazzy ed orlature swing. Un singolo che trae ispirazione dall’origliare commenti da bar sulle news deliranti che circolano in rete , senza neanche un approccio analitico, tanto per verificarne la loro autenticità. Nel “Il terzo incomodo”, Burgio aumenta la giocoleria testuale, ricamando la stesura con pregevole indole jazz, in cui il contrabbasso mostra un’autorità imperiale sostenendo il vivace dinamismo del drumming chirurgico di Andrea Chentrens ed il Nostro ostenta scioltezza lessicale in un continuo calembour orchestrale. La performance musicale abbassa i toni con “La confessione”, evidenziando la maestria interpretativa di Luca anche in quadretti più “seri” e ponderativi, insediando l’orecchio sempre con spunti creativi che non si scordano: tanta è l’efficienza esecutiva , con allegati emozionali. Invece, scorrendo i primi trenta secondi di “Carezze”, ti chiedi se l’artista abbia smarrito il bernoccolo del divertissement , ed invece eccolo lì a smentirci tosto, dando gas sul pedale jazz in modalità estrosa, potendo contare sull’impeccabile ausilio dei fedelissimi Maison Pigalle, che danno sapore e profondità assemblativa. Con gli occhi puntati sulla realtà orbitante, Luca Burgio sa catturare, con acume ironico, dettagli più nascosti con analisi pertinente e vigile e mai patetica e paternalistica. Quindi, non una disamina presuntuosa e saccente ma un garbato monito(r) sulle vicende umane e sull’intraprendente mondo giovanile , capace di non restarsene con le mani in mano, ma di osare su territori esteri pur di evolversi e pianificare futuri più rosei. E “Versi da bancone” è l’asse di transizione altruistica che suona e oscilla col metronomo della speranza.

MAX CASALI