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Gli Haddah sono una band formata da cinque musicisti che suonano un potente Death Metal Melodico, iniziano la propria attività nel 2001 calcando palchi con band interessanti come ad esempio SKW, Crust (Sadist’s side project), MoRkObOt, Guilty Method, Yak e molti altri.
La Ghost Record Label ha scelto gli HaddaH per eesere inseriti nella “Deep Impact” Compilation con il brano “Immortal Soul Of The Conqueror God”, estratto dal loro ultimo Ep e noi siamo rimasti particolarmente colpiti dal loro sound ed abbiamo voluto conoscere meglio questa band.
Ciao ragazzi e benvenuti nella nostra webzine!!
Domanda di rito:

SGW: Perchè HaddaH?
Sorma: “HaddaH” è una parola di fantasia e costituisce un tributo alle nostre origini geografiche in quanto proveniamo tutti da un’area della pianura padana bagnata dal fiume Adda. Si tratta di una zona non troppo conosciuta, caratterizzata da un clima molto umido e con forti nebbie nei periodi invernali, tanto intense quanto suggestive. Cavenago d’Adda è un piccolo paese dove alcuni di noi sono cresciuti, ed è dove abbiamo deciso di allestire la nostra sala prove privata. Oltre a questo, la semplicità della parola, l’aggiunta delle due H, che graficamente rendono sempre bene, ed il fatto che si tratti di un termine palindromo, a suo tempo aveva messo d’accordo un po’ tutti.
Fabio: mi ricordo che tutti volevamo un nome che finisse per “A” come i gruppi che seguivamo (Pantera, Metallica, Sepultura, ecc.) e perché pensavamo che il nome di una band che finisse per A suonasse molto bene. Siccome non potevamo chiamarci semplicemente F**A abbiamo pensato che rendere giustizia alle nostre origini (le prime prove venivano fatte in una cascina a pochi metri dal fiume) era la cosa giusta… mettendo una H davanti e una H dietro, che tanto non si pronunciano, evidenziava ancora di più la palindromicità del moniker.

SGW: Parlateci del vostro ultimo lavoro in studio!
Fabio: Innanzitutto “Path to Nefrath” è un EP composto da quattro inediti più una cover. Quando la Krative Klan ci ha contattato per sondare il terreno, non avevamo nulla di davvero pronto, solo dei pezzi in forma “embrionale”, ma il fattore che ci ha spinti a registrare è stata l’entrata nella band di Francesca… diciamo quindi che questo EP è la presentazione “su nastro” della nostra frontwoman. Per quanto riguarda il sound, è un po’ cambiato rispetto al nostro primo album, dove eravamo sicuramente più “death melodic oriented”. PtN è anche vario, puoi trovarci pezzi metalcore, death e black e suona veramente bene… questo grazie alla produzione di Mirko.
Zimba: “Path to Nefrath”, essendo un EP, ci ha dato la possibilità di sbizzarrirci ed inserire idee ed influenze da diversi generi metal che amiamo, tra i tanti il Black Metal, che da quel momento è entrato di prepotenza nelle fonti di ispirazione per il nuovo materiale che stiamo scrivendo.

SGW: Come nasce un brano e quanti ne avete scartati prima di decidere quelli ufficiali da inserire nell’album?
Fabio: Un brano degli HaddaH può nascere in due modi: o assemblando riff vari scovati nelle nostre cartelle dove raccogliamo le idee oppure scrivendo un riff e ponendosi la domanda “adesso cosa si fa?” fino a che decidiamo che il pezzo deve finire. Dopo di che vengono i testi…
Zimba: il processo è proprio quello. Nell’ultimo periodo, essendo concentrati principalmente sulla scrittura e trovandoci insieme in saletta, il contributo sul riffing arriva da parte di tutti, mentre prima erano principalmente Fabio e Sorma a scrivere la musica, visto che quando ci si trovava, non avendo uno spazio nostro, sfruttavano tutto il tempo provando. Sicuramente, anche questo cambio di metodo ha portato ad un’evoluzione dei nostri pezzi.

SGW: Quali sono le principali tematiche dei vostri testi?
Ale: In realtà non abbiamo delle vere e proprie tematiche che trattiamo nei testi, quando scrivo mi piace farlo raccontando delle storie, le quali però sono spesso a sé stanti e indipendenti tra loro. Abbiamo però un filo conduttore, ossia il fatto che traggano tutti ispirazione da varie mitologie antiche, dalla storia e, ultimamente, in minima parte, dalla scienza. Tanto per fare degli esempi abbiamo una canzone che narra le gesta di Alessandro Magno, un’altra racconta la struggente storia di un guerriero berserker, un’altra ancora ci porta in una storia ambientata nello spazio in cui i concetti di spazio e tempo la fanno da padrona ecc… Come potete vedere voi stessi le nostre canzoni trattano praticamente di qualunque cosa attiri l’attenzione mia e di Francesca.

SGW: Quali bands hanno maggiormente influenzato il vostro sound?
Sorma: tralasciando le influenze numetal/metalcore degli esordi, direi che il genere di riferimento si è assestato su coordinate “melodic death metal” con sfumature black. Se “Through the Gates of Evangelia” è più vicino a Dark Tranquillity e Amon Amarth, “Path to Nefrath” introduce soluzioni familiari a Behemoth o Belphegor; posso anticipare che nei brani attualmente in lavorazione questo approccio è ancora più evidente.
Fabio: d’accordo al cento per cento con quello che dice Sorma, aggiungerei che mi piace scrivere riff in libertà, senza un genere preciso… se c’è qualcosa che ascolto e che mi dà l’input giusto, scrivo e basta, senza curarmi che debba essere per forza Death Black… infatti sul prossimo lavoro potrete trovare anche del buon thrash da strada e dell’ottimo power cavalca-draghi.

SGW: Cosa ne pensate della scena Underground Italiana in generale?
Fabio: per quanto riguarda la scena metal, ultimamente la qualità si sta alzando e si incomincia a curare “il progetto” a 360 gradi, e non più guardando solo il lato puramente tecnico. Invece per quanto riguarda gli altri generi (rock e hard), o ci sono quelli che dopo il primo live si sentono già delle star oppure ci sono quelli che sembrano degli scappati di casa. Dimenticavo questa: “ah fate metal? bellooo… la fate qualche Fear Of The Dark o Nothing Else Matters?” “no.. facciamo inediti… e tu invece, non ti rompi le palle a fare sempre cover?” “…ma noi non facciamo cover, facciamo mash-up!!” Ecco…
Francesca: il problema della scena underground italiana è che ci sono moltissime bands che sono veramente molto valide, ma non c’è molta gente disposta a seguirle e a supportarle. La cosa più triste è che la maggior parte degli italiani non sa nemmeno che esista una scena underground metal italiana e non si preoccupa neanche di scoprire ed ascoltare qualcosa di nuovo, diverso dalle solite canzonette che fanno passare sulle radio principali.

SGW: Progetti futuri?
Sorma: attualmente siamo impegnati nella stesura dei brani che andranno a comporre il nuovo album. Posso anticipare che si tratterà di un concept con una storia originale. Stiamo lavorando molto sulla dinamica dei pezzi e non ci siamo posti limiti stilistici: pur senza allontanarci dal genere che ci piace, vorremmo esplorare soluzioni mai adottate prima, grazie anche alla presenza di due cantanti molto versatili. Parallelamente a questo, continua la ricerca di un nuovo batterista stabile per completare la formazione e tornare al più presto sul palco!

SGW: L’ultima parola a voi!!
Fabio: grazie della possibilità che ci avete dato e viva il seno… seguiteci almeno su Instagram dai.
Sorma: grazie per lo spazio che date alle band underground, e se ci fosse qualche batterista che ci sta leggendo, c’è un posto libero dietro le pelli che vi aspetta!