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Daniele Bogon – “17 Encores”

Anche la scena padovana è florida di artisti poliedrici che, dopo aver tenuto a battesimo una prima band, provano a mettersi in discussione portando avanti un discorso individuale con una rinnovante sperimentazione. Daniele Bogon è un brillante esempio di quanto detto: 2 album con la post-rock band dei The White Mega Giant , della quale è anche il factotum visivo a 360° e poi, il passaggio alla carriera solista con il debut-album “17”, ripreso per l’ occasione con l’aggiunta dei cinque pezzi che compongono la seconda parte “Encores”
Il via spetta a “Ex Nihilo”, calibrata su poche note statiche di synth estraniante e dilatato in cui la linearità desertifica convoglia in relax sulfurei, mentre “Piano Song #177” cede tutto il protagonismo ad un dolce battere di tasti in un mood incorporeo. “Insectx” verte su effetti secchi e granulari ed un ricorrente sound spettrale. “Ambient #3” è alquanto asfittica e mesmerizzante, ma un’ideale sottofondo per stanze cromo terapiche e “Batman is Bruce Wayne” e “Wolverine” lasciano intravedere spiragli più terreni, con una linea melodica dolente e cupa d’intensa fascinazione. Daniele sa bene quando riportare i toni sui versanti della dolcezza umana: gli basta disegnare quadretti pianistici struggenti come “The Tide” e “Oporto no piano” per fare a meno delle parole e donare una pregiata eloquenza strumentale. Non disdegna di proiettarci nel cosmo con la rarefazione di “Osmosi”: oscura come la pece, conturbante come un incubo e l’inquietudine a portata di mano. Fondali ipnotici ed abissi sonori disidratati all’ossessione, caratterizzano la formula di “Meraville”, tutta votata alla catarsi contemplativa, mentre in “Airport” rimbalzano gocce di synth qua e là e rimbombi di voci lontane intrappolate nell’Ade che gemono senza speranza in un percorso terrorizzante, in cui si anela un’uscita di sicurezza che non s’avvista nemmeno nell’oltretomba finale di “Reson”. Per ricreare simil suggestioni d’anima, non è sufficiente rovistare soltanto tra i suoni del Synth per trovare la giusta formula ma occorre ben altro: estro progettuale, propensione immaginifica e talentuosa alchimia d’innesto. E’ giusto che Daniele Bogon abbia arricchito il precedente deca-tracks “17” con 5 nuovi episodi : prima di tutto perché era stato editato solo in formato digitale con altro nome (Alley) e poi perché, allungandone la durata, ci offre una maggior consapevolezza di quanto sia importante poter stringere il cd fisico come un talismano benefico per aiutarci ad addentrarci meglio nella visceralità introspettiva del percorso umano.

MAX CASALI